Il paese che riaffiora dalle acque

 [Esplora il significato del termine: In provincia di Lucca c’è un borgo che, dal 1953, vive sommerso. Ma ogni tanto riemerge. Un racconto di Carmen Pellegrino immagina storie di persone che tornano] In provincia di Lucca c’è un borgo che, dal 1953, vive sommerso. Ma ogni tanto riemerge. Un racconto di Carmen Pellegrino immagina storie di persone che tornano
 
 Alle otto del mattino erano già tutti pronti, le valigie accostate alle gambe, il petto in fuori per accompagnare il passo solenne. Trenta famiglie se ne stavano ritte sulla linea rossa, che non andava attraversata prima del segnale acustico; fissavano le case di là, di là, le loro case bagnate. Quella mattina il vecchio Amedoro, mentre guardava il sole spuntare, si era detto che questo sarebbe stato il suo ultimo ritorno: le sue ossa non avrebbero retto a un’altra attesa, il suo cuore sfinito nemmeno. Si sentiva comunque sollevato perché anche stavolta il momento era arrivato e con un po’ di fortuna sarebbe morto nei mesi a seguire, nella sua casa, e poi l’avrebbero portato in chiesa e quindi al cimitero del paese, sicché alla diga (la sua nemica; la diga, una meretrice) avrebbe dato il giusto. «Capisci la grandezza di questo giorno?» domandò la signora Cerchi al suo figliolo, Gualtierino, che dall’ultimo ritorno non si era allungato di molto, però ne aveva guadagnato in libbre, perché di avere un figlio magrolino la Cerchi non voleva nemmeno sentir parlare. «No!» le rispose il ragazzo, calmo, due volte calmo sulla linea rossa; calmo soprattutto rispetto alla madre che si agitava e sudava nello sforzo di sollevare da terra le valigie, più volte di seguito, per non farsi trovare impreparata al segnale. «Oggi si ritorna a casa» riprese lei, ma come parlando fra sé. «L’ultima volta avevi sette anni — continuò, e gli occhi fissi sulla casa in lontananza le si riempirono di lacrime — La prossima volta che potremo tornarci avrai l’età di un uomo, e io di una vecchia». Il signor Tirinnanzi, che era il solo seduto sulla valigia, non aveva fretta, tanto la casa era lì, in attesa, con la sua distesa di muschio che avrebbe usato per il presepe. «Oh Cecilia — fece rivolto alla signora Biancalana, tirandola per la gonnella perché guardasse in basso — avrebbe mica un’incerata da imprestarmi? Ne avrei bisogno per conservare il muschio fino a Natale». «Forse sì — rispose lei, assumendo un’aria da boccalona —. Passi stasera da casa e vedremo». E accompagnò le parole con un leggero sfarfallio di occhi, cui seguì un lievissimo rossore.

L’ultima volta che i due avevano dormito insieme, dieci anni prima, si erano promessi un amore che il tempo dell’attesa non avrebbe infiacchito; poi non si erano più visti, come nessuno degli espropriati aveva più visto gli altri. Andava così da sessant’anni. Un bel giorno un colpo di leva inondò il paese, che dovette addormentarsi fra le acque della diga; da quel momento ciascuna famiglia prese a vivere confusa nel mondo, ognuna con la sua mancanza, il peso grande dello sradicamento. Lo svuotamento della diga avveniva ogni dieci anni, quando le acque cominciavano a ribollire; a quel punto le case riaffioravano, prive ormai di porte e finestre, tutte bagnate e sciupate da nottatacce, sebbene la permanenza sott’acqua ne conservasse discretamente le pietre. In quei giorni le famiglie tornavano e tornava la comunità, che era stata cancellata di colpo dalla piena micidiale. «Per prima cosa bisognerà dire messa» annunciò Don Berardino, guardando il campanile privo di campane. «Ma non abbiamo arredi sacri», gli fecero eco le De Bartolomeis, due sorelle incanutite e ormai gobbe che nel tempo di prima regolavano a turno, suonando le campane, le ore in cui gli operai potevano smettere di lavorare. «Ci faremo bastare i pesciolini rimasti in qualche conca — rispose il parroco — Non sono forse un simbolo sacro da che mondo è mondo?» Le De Bartolomeis assentirono. Tutti assentirono. Il segnale acustico stava per venire e sarebbero tornate le belle sere di là, di nuovo la comunità, almeno fino alla prossima inondazione.

Il paese
Fabbriche di Careggine (Lucca) è un borgo medievale che dal 1953, dopo essere stato evacuato, è sommerso dalle acque di un lago artificiale. Il bacino viene svuotato di tanto in tanto e così, in quei periodi, il borgo riaffiora.